Un secolo dopo il Premio Nobel per la letteratura, Grazia Deledda torna protagonista nella sua terra d’origine con un progetto che supera la semplice celebrazione e prova a restituire la modernità di una figura capace di rompere gli schemi del proprio tempo.
Si chiama “Deledda 100” il percorso artistico e culturale dedicato ai cento anni dal riconoscimento assegnato nel 1926 alla scrittrice nuorese, unica donna italiana ad aver ricevuto il Nobel per la letteratura. Il primo appuntamento sarà il 5 agosto a San Giovanni di Sinis, nel territorio di Cabras, con lo spettacolo “Deledda e Duse – La rivoluzione silenziosa”, una produzione che mette in dialogo due protagoniste della cultura italiana del Novecento: la scrittura intensa e visionaria di Deledda e il teatro rivoluzionario di Eleonora Duse.
Il legame tra le due artiste nasce da “Cenere”, il romanzo pubblicato da Deledda nel 1904 e portato sul grande schermo nel 1916 proprio con Duse protagonista. Fu l’unica esperienza cinematografica dell’attrice, già allora considerata una delle interpreti più importanti della scena internazionale.
Lo spettacolo sceglie però una prospettiva contemporanea, trasformando quel rapporto in un racconto multidisciplinare dove parola, danza e musica si intrecciano per restituire il ritratto di due donne che hanno sfidato i confini imposti dalla loro epoca.
Sul palco saranno protagonisti l’étoile Emanuela Bianchini, autrice anche della struttura coreografica definitiva, il primo ballerino Damiano Grifoni e i solisti della Mvula Sungani Physical Dance. La voce narrante sarà affidata all’attrice sarda Lia Careddu, mentre la parte musicale vedrà esibirsi dal vivo Flo e Serena Pisa, attraverso un percorso sonoro che rilegge la tradizione della canzone d’autore italiana.
Al centro della rappresentazione c’è il tema della “rivoluzione silenziosa” di Deledda: una donna partita dalla provincia sarda che riuscì a imporsi nel panorama letterario nazionale e internazionale in un periodo in cui alle donne erano ancora negate molte possibilità di partecipazione pubblica.
Una capacità di superare barriere culturali e sociali ricordata anche attraverso episodi meno conosciuti della sua biografia, come la candidatura alle elezioni politiche del 1909, un gesto simbolico e provocatorio compiuto in un’Italia in cui le donne non avevano ancora diritto di voto.
Per il coreografo e regista Mvula Sungani, ideatore del progetto, “Deledda 100” non rappresenta soltanto un omaggio alla memoria, ma un’occasione per rileggere una figura capace di trasformare fragilità e isolamento in forza creativa. Un percorso nato anche dal legame personale con la Sardegna e dal ricordo della madre e della nonna, donne che hanno incarnato quella stessa capacità di resistenza e autodeterminazione raccontata nei personaggi della scrittrice.
La musica assume nello spettacolo un ruolo narrativo centrale: attraverso nuovi arrangiamenti, tra elementi acustici ed elettronici, accompagna il tema del rapporto tra madri e figli, uno dei nuclei emotivi più profondi di “Cenere”. La vicenda di Anania e di sua madre Olì diventa così una riflessione universale sul dolore, sulla perdita e sulla scoperta dell’altro.
A cento anni dal Nobel, Deledda non viene quindi proposta come una figura del passato, ma come un’autrice ancora capace di parlare al presente. Una voce che dalla Sardegna ha saputo raggiungere il mondo e che oggi torna in scena attraverso un linguaggio nuovo, quello dell’arte contemporanea.


