di Alessandra Mulliri
Marinella Staico porta la tradizione sartoriale sarda nel presente: il Sereniccu, i tessuti, il lavoro artigianale diventano materia di innovazione.
A quattordici anni il primo corso di sartoria. Da allora, per Marinella Staico, cucire è diventato molto più di un mestiere: è un modo di progettare, creare e interpretare la realtà.
Modellista, stilista e artigiana, tra atelier, formazione e ricerca. Ha insegnato sartoria a Cagliari, contribuendo a trasmettere un sapere che oggi rischia di scomparire.
La sua storia professionale si intreccia con quella della famiglia Staico, arrivata dalla Grecia a Cagliari alla fine del Settecento e legata alla tradizione dei cappottari e alla storia del Sereniccu, antico capo maschile del Campidano.
Ed è proprio dal Sereniccu che nasce una delle sue intuizioni più forti: trasformare il costume in moda. Gli ornamenti tradizionali vengono eliminati, la forma e il taglio rimangono, il tessuto cambia. Il risultato è un capo contemporaneo che conserva la memoria della sua origine senza diventare una semplice replica del passato.

Non conservare la tradizione, ma farla evolvere.
È questo il principio che attraversa il suo lavoro. La creatività può partire dal manichino, da un’idea o direttamente da un tessuto. È successo con la canapa di Samugheo, utilizzata per un abito da matrimonio, e con la juta, per un abito color giallo ocra, trasformata in un abito dal drappeggio che richiama il costume sardo.
Anche la sostenibilità passa dalla sartoria. Capi unici, materiali pregiati e certificati, e soprattutto la sua durata. In opposizione alla logica del fast fashion, un abito viene pensato per essere indossato, modificato e conservato nel tempo.
Ma oggi la passione deve confrontarsi con una realtà difficile: i costi di gestione sono elevati e i laboratori artigianali diminuiscono. Per questo Staico ha scelto anche la diversificazione, affiancando agli abiti bijoux, orecchini, ciondoli in broccato e piccole pochette da cerimonia. Il rapporto con il pubblico resta però profondamente umano. Il passaparola continua a essere uno dei suoi principali strumenti: la fiducia passa da una cliente all’altra, da un abito a una nuova storia.
In un’epoca dominata da automazione, progettazione digitale e intelligenza artificiale, il lavoro di Marinella Staico ricorda che innovare non significa necessariamente sostituire la mano con una macchina. Può significare prendere un sapere antico, reinterpretarlo e renderlo nuovamente attuale.
Il suo percorso ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Francesco Alziator per la Moda nel 2018 e un riconoscimento della Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna. Nel 2019 è arrivata anche la partecipazione alla Fashion Week di Mosca.
Ma il riconoscimento più importante resta forse la continuità.
Il Sereniccu cambia, il tessuto cambia, la moda cambia. La mano resta.
Ed è proprio lì che passato e futuro si incontrano: nella capacità di trasformare ciò che abbiamo ereditato senza dimenticarne l’identità.


