Tra i profumi del mirto, delle etichette sarde e nazionali, degli spirits e delle eccellenze gastronomiche, Porto Cervo ha confermato anche nel 2026 il proprio ruolo di vetrina mediterranea del gusto. Dal 7 al 10 maggio il Cervo Conference Center ha ospitato la 15ª edizione del Porto Cervo Wine & Food Festival, l’evento boutique dedicato alla produzione vitivinicola e gastronomica sarda e nazionale, organizzato dagli hotel Cala di Volpe e Cervo. Le prime due giornate, il 7 e l’8 maggio, sono state riservate a operatori del settore, buyer, stampa e professionisti, mentre sabato 9 e domenica 10 maggio il percorso degustazione è stato aperto anche al pubblico.
Non una semplice fiera del vino, ma un luogo d’incontro tra territori, produzioni di qualità, hospitality, relazioni commerciali e pubblico appassionato. La formula del festival continua a tenere insieme eleganza, promozione territoriale e networking professionale, rafforzando il legame tra Costa Smeralda, cultura dell’accoglienza e racconto delle eccellenze produttive. L’edizione 2026 ha visto la partecipazione di circa 60 espositori tra vino e spirits e 20 aziende del comparto food, con una presenza particolarmente significativa delle realtà sarde: circa la metà degli espositori wine e spirits e oltre il 50% delle aziende food.

La Sardegna è stata dunque protagonista, ma il festival ha confermato anche una forte apertura nazionale. Accanto alle cantine e alle aziende isolane, l’elenco ufficiale degli espositori ha registrato presenze da Veneto, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Campania, Piemonte, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Umbria ed Emilia-Romagna, costruendo un percorso che ha messo in dialogo denominazioni, stili produttivi e identità gastronomiche diverse. Dal vino agli spirits, dall’olio alla pasta, dai prodotti ittici ai tartufi, il festival ha proposto una rappresentazione ampia del Made in Italy del gusto, con la Sardegna al centro della scena.
L’atmosfera che si è respirata tra gli stand, i tasting e gli incontri professionali è quella tipica della Costa Smeralda quando riesce a mostrare il suo volto migliore: eleganza senza ostentazione, relazioni internazionali e valorizzazione delle identità locali. Accanto ai grandi marchi nazionali hanno trovato spazio cantine emergenti, produttori artigianali, nuove sperimentazioni nel food e aziende che guardano al festival come a una piattaforma strategica per rafforzare visibilità, posizionamento e accesso a nuovi mercati.
È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del Porto Cervo Wine & Food Festival: la capacità di trasformare un appuntamento glamour in uno strumento concreto di promozione economica. Il vino, il cibo e gli spirits diventano linguaggio culturale, marketing territoriale e leva commerciale. La Sardegna non viene raccontata soltanto come destinazione turistica, ma come sistema produttivo capace di competere sul piano della qualità, della riconoscibilità e dell’identità.

La chiusura della manifestazione è stata affidata anche ai PCWFF Awards, con riconoscimenti dedicati ai vini, agli spirits e alle personalità del panorama enogastronomico. Tra i premi assegnati figurano, per le produzioni sarde, il Gran Rosè Igt di Tenuta Masone Mannu nella categoria rosati, il Campianatu Vermentino di Gallura Superiore 2023 di Tenute Campianatu, il Case delle Fate Valli di Porto Pino Igt 2023 della Cantina Santadi tra i bianchi sardi e il Carros Nepente di Oliena Classico 2021 della Vitivinicola Fratelli Puddu tra i rossi sardi. Nella Spirits Challenge sono stati inoltre premiati Esse Gin e Mirto Sannai, confermando la vitalità del comparto isolano anche oltre il vino.
Tra degustazioni, incontri business, networking, momenti fuori fiera e premiazioni, Porto Cervo conferma così la sua doppia anima: vetrina internazionale del lusso e piattaforma di valorizzazione delle eccellenze produttive sarde e italiane. Osservando il passaggio di operatori, giornalisti, buyer e appassionati tra gli spazi del festival, appare evidente come il vino, oggi più che mai, non rappresenti soltanto un prodotto da degustare. È racconto, identità, relazione e territorio. Ed è forse questa la vera forza della manifestazione: riuscire a trasformare un percorso di assaggio in una narrazione internazionale della Sardegna contemporanea.

