La vita e la carriera del grande stilista italiano saranno al centro di una produzione internazionale di Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in associazione con Faros Film. Alla regia Ferzan Özpetek, legato ad Armani da una lunga amicizia. La maison collaborerà al progetto aprendo archivi, collezioni e luoghi simbolo della sua storia.
Raccontare Giorgio Armani significa raccontare molto più della storia di una casa di moda. Significa attraversare cinquant’anni di costume italiano, cinema, imprenditoria e trasformazioni sociali seguendo il percorso di un uomo che ha fatto del proprio nome uno dei simboli più riconoscibili dell’Italia nel mondo. Ora quella storia è destinata a diventare una serie televisiva internazionale.
Il progetto è in sviluppo presso Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in associazione con Faros Film, e avrà alla regia Ferzan Özpetek. L’annuncio è arrivato a fine luglio attraverso Variety: la serie, ancora senza titolo ufficiale, ripercorrerà la vita personale e professionale di Armani e potrà contare sulla collaborazione della maison, che metterà a disposizione della produzione abiti, creazioni, materiali d’archivio e alcuni dei luoghi legati alla storia dello stilista e dell’azienda.
È un elemento tutt’altro che secondario. ARMANI/Archivio, nato in occasione dei cinquant’anni della maison, conserva e cataloga i look realizzati dal 1975 a oggi, permettendo di ricostruire attraverso abiti, silhouette, materiali e immagini l’evoluzione di un linguaggio che ha superato i confini della moda. L’accesso diretto a questo patrimonio potrebbe quindi offrire alla serie una ricostruzione visiva particolarmente fedele delle diverse epoche attraversate dal suo protagonista.
La storia comincia nel 1975 a Milano, quando Giorgio Armani fonda la maison destinata a portare il suo nome nel mondo. Il suo contributo modifica profondamente la sartoria contemporanea: alleggerisce le strutture, rende le giacche più morbide, libera il corpo da una certa rigidità formale e costruisce un’eleganza fatta di misura, fluidità e colori sobri. Una rivoluzione apparentemente silenziosa che, nel corso degli anni Ottanta, conquista anche Hollywood e contribuisce a trasformare Armani in uno dei protagonisti assoluti del Made in Italy.
Quando Giorgio Armani è morto, il 4 settembre 2025, all’età di 91 anni, la sua azienda aveva appena raggiunto il traguardo dei cinquant’anni. Fino agli ultimi giorni, ha ricordato il Gruppo nell’annuncio ufficiale della scomparsa, lo stilista aveva continuato a occuparsi dell’azienda, delle collezioni e dei nuovi progetti. Una dedizione quasi assoluta al lavoro che sarà inevitabilmente uno dei nodi del racconto televisivo: dietro l’immagine pubblica di “Re Giorgio” c’erano una disciplina rigorosa, un controllo minuzioso dei dettagli e una concezione della moda come progetto complessivo.
Una scelta che nasce anche da un rapporto personale
L’affidamento della regia a Ferzan Özpetek non sembra rispondere soltanto a ragioni artistiche. Il cineasta conosceva Armani personalmente e alla morte dello stilista aveva ricordato pubblicamente 27 anni di amicizia. Il loro rapporto risaliva alla fine degli anni Novanta e a un episodio che lo stesso Özpetek ha raccontato: nel 1997, quando Il bagno turco – Hamam, il suo film d’esordio, fu selezionato a Cannes, il giovane regista non poteva permettersi uno smoking. Saputolo, Armani gli fece avere un suo abito. Da quel momento nacque un legame destinato a durare negli anni.
Parlando del nuovo progetto a Variety, Özpetek ha ricordato gli incontri con lo stilista e le conversazioni dedicate non soltanto alla moda, ma anche al cinema — una delle grandi passioni di Armani — all’arte, all’architettura, ai costumi e alla vita. Nel tempo, ha spiegato il regista, aveva scoperto insieme il visionario e l’uomo concreto, il grande artista e la personalità estremamente determinata. Portare quella complessità sullo schermo sarà, nelle sue parole, insieme un onore e una sfida.
Ci sono, del resto, punti di contatto evidenti tra l’universo di Özpetek e quello di Armani: l’attenzione per i dettagli, il rapporto fra gli abiti e l’identità delle persone, l’importanza degli spazi, della luce e della memoria. Non sorprende che proprio Özpetek abbia raccontato di avere trasferito alcuni insegnamenti osservati in Armani anche in Diamanti , il film ambientato in una sartoria cinematografica romana degli anni Settanta, costruito intorno alle donne che creano i costumi e alla complessa artigianalità che si nasconde dietro un abito.
Diamanti è stato uno dei maggiori successi della carriera del regista: oltre 2,4 milioni di spettatori in Italia, David dello Spettatore 2025 e distribuzione in più di cento Paesi. Özpetek è attualmente impegnato anche con il suo sedicesimo lungometraggio, Nella gioia e nel dolore, le cui riprese sono iniziate a Roma nel giugno 2026 e la cui uscita è prevista per Natale.
Quella dedicata ad Armani non sarà inoltre la sua prima esperienza con la serialità. Nel 2022 Özpetek ha diretto per Disney+ Le fate ignoranti – La serie, rilettura televisiva in otto episodi del suo celebre film del 2001. Il nuovo progetto avrà però una dimensione differente: non la trasposizione di una storia già scritta, ma la costruzione narrativa di una biografia reale che attraversa diversi decenni della storia italiana.
Alla sceneggiatura Özpetek lavorerà con Francesco Arlanch, una delle firme di punta della serialità Lux Vide, già coinvolto in produzioni come I Medici, DOC – Nelle tue mani e Hotel Costiera. Un profilo che lascia intuire la volontà di costruire una grande produzione destinata non soltanto al mercato italiano ma a un pubblico internazionale. La presidente e fondatrice di Lux Vide Matilde Bernabei ha spiegato che la società inseguiva da anni l’idea di raccontare Armani, considerato non semplicemente uno stilista ma uno dei grandi ambasciatori internazionali del Made in Italy. Secondo Bernabei, il progetto ha già suscitato un forte interesse sul mercato internazionale.
Una serie e un film: due progetti molto diversi
Quella di Lux Vide non è, però, l’unica produzione audiovisiva annunciata sulla figura di Armani. All’inizio di luglio The Andrea Iervolino Company aveva comunicato di aver affidato al regista danese Bille August, due volte vincitore della Palma d’Oro a Cannes, la direzione del film Armani: The King of Fashion, su sceneggiatura del premio Oscar Bobby Moresco.
Tra le due operazioni esiste però una differenza sostanziale. Il Gruppo Armani ha formalmente preso le distanze dal film di Bille August, precisando di non avere partecipato all’iniziativa e di non averne autorizzato, sostenuto o condiviso sviluppo e realizzazione. La serie Lux Vide diretta da Özpetek nasce invece con la collaborazione della maison e con l’accesso al suo patrimonio storico. È probabilmente questo, al momento, l’elemento che distingue maggiormente i due progetti.
Chi sarà Giorgio Armani?
Rimane aperta la domanda inevitabile: chi interpreterà Giorgio Armani? Al momento non sono stati annunciati ufficialmente né il protagonista né gli altri componenti del cast, così come non sono ancora note la piattaforma o l’emittente che distribuirà la serie e la data prevista per l’uscita.
Un nome destinato inevitabilmente a tornare nelle ipotesi è quello di Raoul Bova, soprattutto per un precedente molto preciso. L’attore ha già vestito i panni di Giorgio Armani nella serie Made in Italy, trasmessa da Canale 5 nel 2021 e ambientata nella Milano della moda degli anni Settanta. In quella produzione comparivano anche Stefania Rocca nel ruolo di Krizia, Claudia Pandolfi in quello di Rosita Missoni ed Enrico Lo Verso nei panni di Ottavio Missoni.
Bova aveva inoltre raccontato di conoscere Armani da circa venticinque anni già all’epoca di quella interpretazione e di aver cercato personalmente la sua approvazione. Dopo aver visto la serie, lo stilista gli inviò un messaggio di complimenti.
Questo, però, non significa che Bova sia in corsa per la nuova produzione: allo stato attuale non esiste alcuna indicazione ufficiale sul suo coinvolgimento e il suo nome resta soltanto una suggestione legata al precedente televisivo.
Ed è proprio la scelta dell’interprete uno dei passaggi più delicati che attendono la produzione. Perché raccontare Giorgio Armani non significherà semplicemente ricostruire la nascita di una maison o mettere in scena cinquant’anni di sfilate. Il vero banco di prova sarà trovare l’uomo dietro un’immagine diventata quasi un’istituzione: il ragazzo di Piacenza arrivato a Milano, l’incontro decisivo con Sergio Galeotti, gli inizi, il successo internazionale, il rapporto con il cinema, la ricerca ossessiva della perfezione, l’indipendenza difesa per tutta la vita e quella particolare idea di eleganza che ha finito per diventare un linguaggio.
Un nome, Giorgio Armani, che da solo continua a evocare uno stile. La sfida di Özpetek sarà trasformare quello stile in una storia.


