Il viaggio di Ulisse conquista ancora il pubblico. Il successo del nuovo film di Christopher Nolan dedicato all’Odissea ha riportato l’attenzione su uno dei racconti più antichi della civiltà occidentale, spingendo molti lettori a riscoprire un poema che per generazioni è rimasto legato soprattutto ai ricordi scolastici.
Ma il ritorno del mito rivela anche un curioso divario: Ulisse, Penelope, Polifemo e le Sirene sono figure conosciutissime, diventate patrimonio collettivo, ma spesso la loro storia è stata trasformata dal cinema, dalla televisione e dalla cultura popolare fino a creare una versione lontana dal testo originale.
A raccontare questo rapporto tra memoria e realtà è un’indagine di Libreriamo, che ha analizzato quanto gli italiani conoscano davvero il poema attribuito a Omero. Il risultato mostra una grande familiarità con i nomi e gli episodi più celebri, ma anche molte imprecisioni sui personaggi e sugli eventi principali.
«La classicità continua a vivere nell’immaginario contemporaneo, ma rischia di essere ricordata più attraverso adattamenti e citazioni che attraverso la lettura diretta dei testi», sottolinea Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo.
Uno degli errori più diffusi riguarda la guerra di Troia e il celebre cavallo utilizzato dai Greci per entrare nella città. Per molti italiani quell’episodio appartiene direttamente all’Iliade o all’Odissea, ma il racconto dettagliato dell’inganno non si trova nei due poemi omerici: è soprattutto Virgilio, nell’Eneide, a tramandarne la versione più conosciuta.
Anche l’identità dell’autore genera confusione. Una parte degli intervistati attribuisce l’Odissea a Virgilio, sovrapponendo due grandi protagonisti della letteratura antica appartenenti però a epoche diverse. Il poema viene invece tradizionalmente collegato a Omero, poeta vissuto nell’antica Grecia.
Tra le immagini più distorte c’è anche quella del viaggio di Ulisse. Nell’immaginario comune l’eroe sembra trascorrere vent’anni in mare tra creature fantastiche e tempeste, mentre il racconto omerico è più complesso: dieci anni sono legati alla guerra di Troia, mentre il ritorno verso Itaca è segnato da ostacoli, incontri e lunghi periodi di permanenza lontano dalla navigazione.
A essere cambiato nel tempo è anche il significato del viaggio. Molti associano Ulisse alla figura dell’esploratore moderno, spinto dalla curiosità verso nuovi mondi. Nel poema, però, il suo obiettivo principale non è la scoperta, ma il ritorno: ritrovare la propria casa, la moglie Penelope e il figlio Telemaco.
Proprio Penelope è uno dei personaggi più lontani dalla memoria popolare. Spesso viene rappresentata con gli strumenti della tradizione artigianale moderna, ma nel poema il suo celebre stratagemma riguarda il telaio: di giorno tesse il sudario destinato a Laerte e di notte disfa il lavoro per rimandare la scelta di un nuovo matrimonio.
Ancora più evidente è la trasformazione delle creature mitologiche. Le Sirene dell’Odissea non sono le figure romantiche con la coda di pesce entrate nell’immaginario delle fiabe, ma esseri mostruosi metà donna e metà uccello, capaci di attirare i marinai con il loro canto.
Anche Scilla e Cariddi, diventate simbolo di un pericolo doppio e inevitabile, vengono spesso confuse con luoghi geografici o personaggi fantastici. Nel poema sono invece due mostri marini che rappresentano il rischio del viaggio attraverso lo Stretto di Messina.
Tra i protagonisti dimenticati c’è Telemaco, spesso immaginato ancora bambino. In realtà nell’Odissea è un giovane che affronta un percorso di crescita autonomo, viaggia alla ricerca di informazioni sul padre e partecipa alla lotta finale contro i pretendenti che hanno invaso la sua casa.
Persino l’episodio di Polifemo, uno dei più celebri della letteratura mondiale, viene ricordato solo a metà. L’astuzia di Ulisse, che si presenta come “Nessuno” per ingannare il Ciclope, è certamente il momento della vittoria dell’intelligenza sulla forza. Ma il protagonista commette poi un errore decisivo: accecato dall’orgoglio, rivela la propria identità, attirando su di sé la vendetta di Poseidone.
Il successo del film di Nolan dimostra che, dopo quasi tremila anni, l’Odissea continua a parlare al presente. Cambiano i linguaggi, cambiano le immagini, ma restano intatti i temi fondamentali del poema: il viaggio, la perdita, la ricerca della propria identità e il desiderio di tornare a casa.
Il mito di Ulisse non è soltanto un ricordo del passato: è una storia che ogni generazione riscrive. Ma per comprenderne davvero la forza, forse serve ancora una volta tornare alla voce originale di Omero.


