Una grande mostra sui Popoli del Mare, da realizzare nell’autunno del 2028, per rileggere alla luce delle più recenti scoperte archeologiche il ruolo della Sardegna nei grandi equilibri del Mediterraneo antico. È la proposta lanciata ieri sera a Cabras da Louis Godart, nel corso della seconda giornata del Festival Internazionale dell’Archeologia, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama.
Storico e filologo, accademico dei Lincei di Francia e di Grecia e per sedici anni consigliere culturale della Presidenza della Repubblica, Godart ha indicato una nuova prospettiva di ricerca e divulgazione capace di riportare al centro del dibattito i popoli che, tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio dell’età del Ferro, modificarono profondamente gli assetti del Mediterraneo. «Alla luce delle nuove scoperte archeologiche – ha spiegato – è importante tornare ai testi che raccontano i Popoli del Mare, protagonisti di vicende che sconvolsero gli equilibri del Mediterraneo. Una grande mostra dedicata a questo tema sarebbe un’occasione straordinaria per mettere in risalto il ruolo della Sardegna».
Una proposta già condivisa con il presidente della Fondazione Mont’e Prama Anthony Muroni e con il direttore scientifico del Festival Giorgio Murru, che l’hanno accolta con entusiasmo, aprendo il percorso verso un progetto espositivo di respiro internazionale.
L’annuncio è arrivato al termine di una serata interamente dedicata al mare come spazio di incontro, mobilità e conoscenza. Nel Nuovo Parco del Museo Civico Giovanni Marongiu, studiosi, archeologi e rappresentanti delle istituzioni culturali hanno ricostruito rotte, relazioni e civiltà che nel corso dei millenni hanno unito la Sardegna alle altre sponde del Mediterraneo.
La cultura come prospettiva di crescita
Ad aprire la serata è stato il sindaco di Cabras Andrea Abis, che ha richiamato il valore storico della riunificazione dei Giganti di Mont’e Prama e la necessità di trasformare i risultati culturali raggiunti in una prospettiva duratura per il territorio. «Riunire i Giganti e poterci godere questo grande successo ci restituisce una calma interiore, determinata dalla consapevolezza di avere compiuto un passo molto importante – ha dichiarato Abis –. Ora questa prospettiva deve trovare anche un punto di caduta economico, che non coincide soltanto con la ricaduta turistica, ma significa molto di più. Con la cultura si può crescere, ma è fondamentale che a crederci siano la comunità e ogni cittadino di Cabras, dell’Oristanese e della Sardegna».
Anthony Muroni ha tracciato un bilancio dei primi cinque anni di attività, ricordando il percorso compiuto dalla nascita del Festival a oggi. «Cinque anni fa non esistevano questo parco e la Casa dei Giganti e il palco veniva allestito in condizioni di fortuna. Non sapevamo nemmeno se ci sarebbe stata una seconda edizione – ha ricordato –. Oggi molte cose sono cambiate: abbiamo iniziato a restituire pieno valore a un Parco archeologico che custodisce settemila anni di storia, mettendo in relazione i luoghi del territorio in un unico grande racconto».Per Muroni, i Festival rappresentano una tessera di un progetto molto più ampio: «I visitatori e gli incassi sono raddoppiati, ma si tratta ancora di risultati intermedi. Il rapporto costruito con gli amministratori, con la scuola e con l’anima più profonda della comunità ci dà la forza e la fiducia per continuare. La sfida ora è rendere strutturale questa governance e questo modo di operare, coinvolgendo soprattutto i giovani, che sono il nostro futuro».

Dal Sinis a Ustica, una rete tra isole
Il primo incontro, “Tra il Sinis e Ustica”, ha presentato l’accordo di collaborazione tra la Fondazione Mont’e Prama e la Fondazione Sebastiano Tusa, nato per sviluppare nuove linee comuni di studio, ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. Il confronto ha restituito una visione condivisa: costruire una rete tra territori insulari e comunità costiere, mettendo in relazione archeologia terrestre e subacquea, biodiversità, paesaggio, saperi tradizionali e sviluppo locale. La presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, Valeria Li Vigni, ha illustrato il percorso avviato attraverso la Carta di Ustica, fondata sul coinvolgimento diretto delle comunità nei processi di crescita sociale e di autonomia. Nel solco dell’eredità scientifica di Sebastiano Tusa, tra i pionieri dell’archeologia subacquea italiana, la Fondazione punta ora alla costruzione di una rete delle isole legate al patrimonio sommerso. Un progetto che integra ricerca, tutela, comunicazione e partecipazione e che trova nella collaborazione con Mont’e Prama un nuovo punto di sviluppo.
Il Soprintendente del Mare Ennio Turco ha ripercorso l’esperienza della Sicilia, dove l’autonomia in materia di beni culturali ha consentito la nascita della prima Soprintendenza del Mare istituita in Italia. «Quel percorso ha rivoluzionato il rapporto tra terra e mare – ha evidenziato –. Il mare non è più considerato un limite o una separazione, ma uno spazio di comunanza culturale attraversato da uomini, idee, beni e patrimoni».
L’archeologo subacqueo Roberto La Rocca ha completato il quadro illustrando il contributo della ricerca sul campo alla conoscenza, alla tutela e alla fruizione del patrimonio custodito nei fondali.
La Sardegna al centro delle rotte
Con “Storie dal Mare”, la serata ha allargato lo sguardo alle rotte che hanno attraversato il Mediterraneo e al ruolo della Sardegna come luogo di passaggio, incontro e scambio. Lo storico ed epigrafista Attilio Mastino, lo storico e saggista Ferdinando Maurici e Pascal Arnaud, professore dell’Università di Lione e tra i maggiori studiosi internazionali della navigazione antica, hanno messo in relazione fonti, testimonianze archeologiche e geografia. Arnaud si è soffermato in particolare sulle rotte sviluppatesi intorno alla Sardegna, mostrando come la posizione dell’isola l’abbia resa un punto di riferimento nel sistema delle comunicazioni mediterranee. Gli interventi di Mastino e Maurici hanno completato il racconto attraverso prospettive storiche e archeologiche diverse, restituendo la complessità di un mare nel quale porti, approdi e territori costieri diventavano luoghi di incontro, confronto e trasformazione.
L’ultimo incontro, “Andar per mare. Terre, navi, rotte, uomini e Dei”, ha intrecciato archeologia, mito e letteratura attraverso gli interventi di Massimo Cultraro, Louis Godart e Silvia Romani.
Oggi l’anteprima del Festival Letterario dell’Archeologia
Il programma prosegue oggi, venerdì 26 giugno, nel Nuovo Parco del Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras con un appuntamento distinto dal calendario del Festival Internazionale dell’Archeologia: l’anteprima della quinta edizione del Festival Letterario dell’Archeologia.
La serata, intitolata “L’uomo contemporaneo e le sfide globali”, porterà il confronto dalle civiltà antiche alle trasformazioni politiche, sociali e familiari del nostro tempo.
Alle 19:30, Massimo D’Alema sarà protagonista dell’incontro “La politica dopo la politica: dalla Prima Repubblica alla crisi delle democrazie”, in dialogo con Anthony Muroni e Virginia Saba. Un confronto sui cambiamenti attraversati dalla politica italiana, sulla crisi della rappresentanza e sulle difficoltà che interessano le democrazie contemporanee.
Alle 20:30 andrà in scena “Terre del ritorno”, con Ambra Pintore alla voce, Roberto Scala al basso e alla fisarmonica, Diego Milia al violino e al sax, Massimo Satta alle chitarre e Antonio Pisano alla batteria.
A chiudere la serata, alle 21:30, sarà il saggista Massimo Recalcati con “La genitorialità nel tempo dell’incertezza”, una riflessione sulle trasformazioni del ruolo dei genitori e sulla complessità dell’educare in una società segnata dalla fragilità dei riferimenti e da profondi cambiamenti culturali.
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.


