di Andrea Francesca Morganti
Il collettivo Sotterraneo porta in Sardegna la sua nuova creazione teatrale, “Il fuoco era la cura”, liberamente ispirata al celebre romanzo distopico “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury. Lo spettacolo sarà in scena per la Stagione di Prosa organizzata dal CeDAC Sardegna: martedì 17 febbraio al Teatro Massimo di Cagliari, giovedì 19 al Teatro San Giuseppe / Bocheteatro di Nuoro e sabato 21 al Teatro Comunale di Sassari.
Ideato e diretto da Sara Bonaventura, Claudio Cirri e Daniele Villa, “Il fuoco era la cura” intreccia diversi piani narrativi, fondendo la storia originale di Bradbury con un viaggio immaginario nel 2051. Cinque performer – Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu e Cristiana Tramparulo – danno corpo ai personaggi, muovendosi tra finzione e realtà di un presente segnato da social media e da un’informazione scorretta.
La messinscena è una riflessione sulla società contemporanea: dove il pensiero critico viene oscurato dalla disinformazione, la cultura rischia di essere dimenticata, e l’indifferenza diventa il più grande nemico della libertà. Sotterraneo trasforma Fahrenheit 451 in un’esperienza teatrale immersiva e sensoriale, in cui il libro, simbolo di conoscenza, diventa anche strumento di memoria e resistenza.
Non si tratta di un semplice adattamento: lo spettacolo consuma il romanzo come si fa con un libro amato, lo sporca, lo piega, lo trasporta attraverso il tempo e lo spazio, aggiungendo appunti, segnalibri e ricordi. La distopia immaginata da Bradbury si confronta con il nostro presente e con un futuro possibile, in cui la distrazione collettiva diventa strumento di controllo e la facoltà di giudizio rischia di dissolversi nell’intrattenimento permanente, lasciando spazio a un consenso passivo e, spesso, inconsapevole.
Con ironia e profondità, Sotterraneo mette in scena il paradosso di una società che applaude i “clown bianchi” dell’intrattenimento di massa, mentre i veri strumenti di conoscenza rischiano di sparire. Lo spettacolo invita il pubblico a riflettere sul valore della lettura, della memoria e del dissenso, ricordando che non è necessario bruciare libri per distruggere una cultura: basta convincere le persone a smettere di leggerli.
“Il fuoco era la cura” è un’esperienza scenica capace di trasportarci tra passato, presente e futuro senza offrirci risposte consolatorie. È un invito a rimanere vigili, a non cedere alla distrazione e a difendere il valore del pensiero critico. Una produzione teatrale capace di interrogarci sul nostro rapporto con il sapere, la libertà e la responsabilità individuale.



