Ci sono artisti che attraversano il tempo. E poi ci sono quelli che lo piegano, lo prendono in giro, lo trasformano in materia narrativa. David Riondino apparteneva a questa seconda specie rara: un giullare colto, un poeta irriverente, un narratore che non chiedeva permesso.
La sua scomparsa lascia un vuoto che non è solo artistico. È umano, relazionale, quasi intimo. Perché Riondino non era solo uno da ascoltare: era uno da frequentare, da discutere, da vivere. Un compagno di viaggio capace di attraversare epoche, linguaggi e generazioni senza mai diventare prevedibile.
Cantautore raffinato, attore teatrale e cinematografico, scrittore, autore satirico, presenza televisiva sempre laterale rispetto al mainstream, Riondino ha costruito una carriera unica nel panorama italiano. Dalla canzone d’autore alla scena teatrale, passando per radio e televisione, ha sempre mantenuto una cifra stilistica precisa: l’ironia intelligente, la parola come strumento di libertà, la capacità di raccontare la realtà senza mai subirla.
Il suo legame con il Club Tenco è stato profondo e costante. Fin dagli esordi ne è stato sostenitore, amico personale di Amilcare Rambaldi, interprete di quella canzone d’autore che non cerca scorciatoie ma contenuto. Una scuola di pensiero prima ancora che musicale.
Ma ridurre Riondino a un percorso artistico sarebbe limitante. Perché la sua vera cifra era altrove: nella capacità di spostare sempre il punto di vista. Di usare la leggerezza per dire cose pesanti. Di fare il giullare nel senso più alto del termine: quello che può dire tutto, proprio perché non appartiene a nessuno.
Non a caso, una delle sue ultime esperienze è stata la “Scuola dei Giullari”, un progetto che era insieme formazione e trasmissione di metodo. Non insegnava a stare sul palco. Insegnava a stare nel mondo. A guardarlo storto, quando serve. A riderne, quando è inevitabile.
Ed è con questo spirito che nasce l’omaggio su Visionair Radio. Non una commemorazione, ma una prosecuzione.
Lunedì dalle 9 alle 11, due suoi grandi amici, Ernesto Bassignano e Franz Di Maggio (creatore di Visionair Radio), attraverseranno i ricordi più antichi: il Riondino giovane, già giullare, già fuori schema, fino alla sua presenza costante nel mondo della canzone d’autore e della cultura indipendente. Non un racconto lineare, ma una conversazione viva, fatta di deviazioni, aneddoti, intuizioni.
La sera, dalle 21 alle 23, il focus si sposterà sulla sua ultima creatura: la “Scuola dei Giullari”. Docenti e discenti racconteranno non solo il progetto, ma il metodo, la visione, l’eredità culturale che lascia.
Martedì, in concomitanza con il funerale alla Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo a Roma, Visionair Radio trasmetterà le repliche dei programmi condivisi con lui. Non come archivio, ma come presenza. Perché la radio, più di ogni altro mezzo, ha questa capacità: rendere ancora vivo chi ha saputo usarla.
Riondino era autore dell’Inno dei Visionari. Ma prima ancora era lui stesso un visionario. Non per posa, ma per natura.
E forse è proprio per questo che avrebbe odiato tutto questo. Le parole solenni, i ricordi ordinati, le celebrazioni prevedibili.
Meglio allora prenderlo sul serio fino in fondo. Evitare la retorica.
E fare l’unica cosa sensata: continuare a farlo parlare.
Perché i visionari non se ne vanno.
Cambiano frequenza.
Raimondo Schiavone



