Focus sul tema delicato e complesso della malattia, con “Il Filo di Teseo” di Fabrizio Carta, con Cristina Pillola, Nicoletta Pusceddu, Alessandro Piga e lo stesso Fabrizio Carta, per la regia di Andrea Serra, produzione Quinte Emotive in cartellone sabato 11 aprile alle 20.30 al Teatro Centrale di Carbonia per un nuovo appuntamento sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 organizzata dal CeDAC Sardegna.
Un vivace ritratto di famiglia, tra ricordi e rimpianti, con la commedia dolceamara incentrata sulla demenza che cancella la memoria di Nello, il fratello maggiore, «la cui mente si perde tra momenti di lucidità e profondo smarrimento», costringendo le persone a lui più vicine – in particolare le sorelle Carla e Mary e il più giovane e fragile François – a confrontarsi con la sua nuova condizione e indirettamente con se stessi.
“Il Filo di Teseo” racconta il tempo sospeso dell’attesa e la consapevolezza di un declino inevitabile, il senso di responsabilità e il desiderio di sfuggire alla malinconia e all’angoscia: la casa «diventa il rifugio e insieme il labirinto di emozioni e ricordi», il luogo simbolico dove le vite dei personaggi si intrecciano, in una storia emblematica in cui è facile riconoscersi, quando «la quotidianità si scontra con l’ombra di una malattia che confonde il passato con il presente».
Tra dialoghi ironici, attimi di tensione e di commozione profonda, il testo esplora i conflitti e le incomprensioni, le dinamiche affettive e relazionali, mettendo l’accento su «l’amore incondizionato che tiene unita una famiglia anche nei momenti più difficili».
“Il Filo di Teseo” «invita lo spettatore a riflettere su ciò che significa vivere accanto a chi sta perdendo se stesso» – si legge nelle note di presentazione – e con una scrittura che alterna leggerezza e profondità, «celebra la tenacia umana e il potere salvifico dei legami, offrendo un’esperienza teatrale intensa, coinvolgente e ricca di significato».
LA COMMEDIA – SINOSSI
La commedia dolceamara mette l’accento sui legami familiari e sulla forza degli affetti, ma anche sull’irrompere della malattia che stravolge gli equilibri e costringe a ripensare alla propria esistenza in una chiave differente, ridisegnando compiti e ruoli: la trama è incentrata sulla figura di Nello, il fratello maggiore, custode di antiche memorie, che «si perde tra momenti di lucidità e profondo smarrimento», intorno a cui si dipanano faticosamente e a tratti dolorosamente le vite delle due sorelle – Carla, più solida e pragmatica e Mary, «ribelle e distante» – e di François, più giovane e fragile, «ingenuo ma profondamente sensibile». Il potere devastante di una patologia capace di cancellare le tracce di un’intera esistenza, tutti gli eventi più significativi, le emozioni e le sensazioni lasciando l’individuo in uno stato di confusione, in cui inaspettatamente affiorano rari brandelli di consapevolezza di sé e del proprio passato, mentre il presente acquista contorni sempre più sfumati, nel vano ripetersi di una sorta di rituale, emerge attraverso lo sguardo dei familiari preoccupati e sgomenti, che assistono impotenti al declino delle facoltà mentali e fisiche, al manifestarsi di una fragilità contro cui ben poco valgono farmaci e cure, quando ogni istante segna un passo verso l’inevitabile fine.
“Il Filo di Teseo” – un titolo che rimanda agli antichi miti, e in particolare all’eroe greco fuggito dal labirinto, dopo aver ucciso il Minotauro grazie al prezioso filo offertogli da Arianna – racconta una dimensione quotidiana, con i piccoli e grandi inconvenienti legati all’accudimento di una persona cara affetta dalla demenza: gli oggetti smarriti e gli atti dimenticati, il costante, quasi inavvertibile decadimento delle capacità, la sempre minore attenzione al proprio aspetto, i comportamenti eccentrici e le decisioni imprevedibili, si inseriscono in una routine che cerca di risvegliare la memoria e la coscienza di sé, di tenere vivi i ricordi e i sentimenti. Ciascuno reagisce come sa e come può, e immancabilmente spetta a Carla, la più affidabile, di farsi carico del peso maggiore, almeno apparentemente, tenendo fede agli impegni e sottraendo tempo e energie a se stessa per creare intorno al fratello malato un solido recinto di riti e abitudini. Nel mosaico sfaccettato dei rapporti familiari, Mary non rinuncia a svaghi e divertimenti, sembra concentrata su di sé e sulla propria vita, avida di svaghi e emozioni, quasi a voler conservare la libertà e lo spirito della giovinezza, come a voler declinare o almeno rimandare le proprie responsabilità. In questo complicato triangolo, François appare come il più vulnerabile, quello più direttamente colpito dalla tragedia ma anche capace di dimostrare tenerezza e affetto, con gesti semplici, riuscendo in qualche modo a riconoscere e ritrovare, oltre lo schermo della malattia, il “vero” Nello, quello che era e forse non è più, e insieme recare conforto a quell’anima ferita, per cui i sempre più rari istanti di lucidità rappresentano anche una terribile presa di coscienza della propria condizione.
Nella pièce affiorano passaggi enigmatici, rimandi letterari e teatrali che evocano la sospensione ma anche l’inquietudine del tempo dell’attesa, con il riaffiorare dei ricordi frammentari di un comune passato quasi a riequilibrare l’assenza di futuro: la vicenda si svolge all’interno di una casa, tra il rassicurante aroma del caffè e un paio di scarpe eternamente fuori posto, l’attenzione continua e la necessità di assecondare, guidare e rassicurare colui che non è più in sé, non sembra ormai neppure in grado di riconoscere i volti, a partire dal proprio, ma improvvisamente pare ritrovarsi, per svanire di nuovo nel labirinto dei ricordi perduti. «Tra dialoghi ironici, momenti di tensione e attimi di commozione profonda» – si legge nella presentazione – “Il Filo di Teseo” «esplora i conflitti , i rimpianti e l’amore incondizionato che tiene unita una famiglia anche nei momenti più difficili», disegnando «un quadro realistico e universale che invita lo spettatore a riflettere su ciò che significa vivere accanto a chi sta perdendo se stesso»: la pièce, che alterna leggerezza e profondità, «celebra la tenacia umana e il potere salvifico dei legami, offrendo un’esperienza teatrale intensa, coinvolgente e ricca di significato».



