Applausi e forte partecipazione emotiva al TsE di Cagliari per Sangue Nostro, lo spettacolo che riporta in scena una delle pagine più dolorose della storia italiana recente. La produzione di Tangram Teatro, firmata da Michela Gargiulo, Margherita Asta e Fabrizio Coniglio, si inserisce nella rassegna “Teatro Senza Quartiere” curata dal Teatro del Segno.
La narrazione prende le mosse dalla Strage di Pizzolungo, quando un’autobomba destinata al magistrato Carlo Palermo causò la morte di Barbara Rizzo e dei suoi due figli, Giuseppe e Salvatore Asta. Il giudice, sopravvissuto all’attentato, lasciò poco dopo la magistratura.
Al centro della pièce c’è l’incontro, realmente avvenuto, tra Margherita Asta — sopravvissuta e oggi attiva nell’associazione Libera Contro le Mafie — e lo stesso Palermo. Il testo si ispira al libro Sola con te in un futuro aprile, in cui Asta ripercorre la propria vicenda personale.
In scena, Laura Nardi e Fabrizio Coniglio — che cura anche la regia insieme ad Alessia Giuliani — danno vita a un confronto intenso e spoglio: una scrivania, due sedie, e un dialogo carico di silenzi, rimpianti e tentativi di comprensione. È un faccia a faccia che prova a ricucire una ferita aperta da decenni.
A distanza di trent’anni dalla tragedia, Margherita sceglie di affrontare il passato e interrogare chi era il vero obiettivo dell’attentato. Ne emerge un racconto fatto di coincidenze drammatiche e decisioni casuali: il trasferimento del magistrato a Trapani, la presenza della famiglia Asta nella casa al mare, quella strada percorsa nello stesso momento fatale.

Lo spettacolo restituisce anche il clima di quegli anni, segnati da una feroce offensiva mafiosa e da indagini che iniziavano a svelare intrecci inquietanti. La violenza cieca dell’attentato — incapace di distinguere tra bersagli e innocenti — diventa il simbolo di una stagione di sangue.
Sangue Nostro non è solo memoria, ma anche testimonianza viva: attraverso la voce di Margherita Asta, il dolore si trasforma in impegno civile. Il racconto della perdita lascia spazio a una riflessione sulla giustizia, sulla responsabilità collettiva e sulla necessità di opporsi, oggi più che mai, alla criminalità organizzata.



