di Virginia Nicoletti
Tra gli episodi più oscuri del Medioevo si colloca la tragica storia delle cosiddette streghe: donne perseguitate in un clima dominato da paura, superstizione e potere religioso, in cui anche l’arte ha avuto un ruolo, diventando uno strumento privilegiato per visualizzare, fissare e diffondere quell’immaginario, trasformando la figura della strega da sospetto indistinto a tipo iconografico stabile e immediatamente riconoscibile.
Oggi esistono musei che hanno trasformato questo universo di paure, condanne e fantasie in uno spazio visitabile, dove si può osservare da vicino ciò che per secoli è rimasto solo sussurrato o nascosto, e che spesso, accanto ad oggetti folklorici o documenti d’archivio, espongono anche immagini artistiche (miniature, incisioni, dipinti che mostrano sabba, voli notturni, patti col demonio, corpi femminili nudi e deformati). Alcuni di questi musei nascono principalmente per ricordare le persecuzioni, altri per raccontare l’universo dei rituali, delle erbe e delle credenze magiche, altri ancora si muovono su un confine ambiguo tra turismo esoterico, divulgazione storica e curiosità pop. Quello che li accomuna, però, è il fatto che dietro amuleti, erbe essiccate, strumenti rituali, documenti di tribunale, elementi plastici e figurativi, si intravede la trama di una società che ha usato la “strega” come capro espiatorio e come simbolo delle inquietudini del proprio tempo.
I musei dedicati alla stregoneria sono distribuiti in diversi paesi, spesso in luoghi che conservano un legame diretto con eventi storici accertati o con una tradizione di racconti popolari sul magico. In Italia, per esempio, esiste il Museo della Stregoneria a Triora, in Liguria (definita la “Salem d’Italia” per la asprezza delle violenze che qui furono attuate tra il 1587 e il 1589), che ripercorre la storia delle calunnie che hanno segnato il borgo, proponendo anche la “ricostruzione dell’atmosfera” che le ha generate, grazie ad una sorta di percorso immersivo che accompagna il visitatore nel meccanismo ideologico – messo in atto da tribunali e teologi – che condusse le “dominae herbarum” (guaritrici e conoscitrici di erbe) ad essere perseguitate come “streghe” diaboliche. Sempre in Italia è visitabile il Museo delle Streghe di Peio, il più piccolo del Trentino (circa 35 mq), che ospita oltre 400 reperti che raccontano vicende giudiziarie, credenze contadine e immaginario locale.
Al di fuori dei confini italiani, uno dei punti di riferimento sul tema è il Museum of Witchcraft and Magic di Boscastle, nella Cornovaglia settentrionale, capace di soddisfare l’interesse circa la storia della stregoneria, del folk magic e delle tradizioni esoteriche britanniche. Oltre alla ricchissima e variegata parte espositiva, il museo possiede una vasta biblioteca con oltre 7000 volumi e archivi consultabili, che ne fanno un punto di riferimento anche per studiosi, scrittori e appassionati che vogliono approfondire la storia delle pratiche magico-religiose nel mondo anglosassone.
In Svizzera, l’Hexenmuseum Schweiz che ha sede nel castello Liebegg, non lontano da Gränichen nel canton Argovia, costruisce un racconto che tiene insieme storia giudiziaria, credenze popolari e immaginario magico. L’allestimento si sviluppa su circa duecento metri quadrati, articolati in sei grandi sale curate nei dettagli come un percorso che vuole insieme coinvolgere e informare, in cui rappresentazioni visive della strega oggi (materiali su “streghe moderne”, gruppi neopagani, iconografie contemporanee), funzionano quasi come un’opera corale sul modo in cui l’immaginario magico è arrivato fino al presente.
Altri istituti e mostre permanenti dedicate alla stregoneria o alla caccia alle streghe si incontrano in Austria, presso Riegersburg, in Danimarca, nella cittadina di Ribe con un museo focalizzato sulle persecuzioni, e in Spagna, a Zugarramurdi, dove un museo racconta le celebri vicende processuali dei Paesi Baschi.
Il percorso che ha condotto dalla criminalizzazione della stregoneria alla sua musealizzazione come fenomeno storico, ha imboccato anche un’altra direzione: la sua rivendicazione come pratica contemporanea e forma di appartenenza culturale. Torino ospita un museo della stregoneria che guarda al presente e alle pratiche magiche di oggi. In una città già avvolta da leggende esoteriche, con piazze considerate “nodali” nell’universo magico, il Museo della Stregoneria di via Giovanni Somis appare quasi come un tassello naturale del mosaico urbano. Qui il museo mostra come, a partire dallo stesso repertorio simbolico, alcune persone oggi si riapproprino della stregoneria, trasformandola in identità, conoscenza e pratica vissuta.






