(Federica Cannas) – Ogni governo dice di voler cambiare il paese. Pochi scelgono di farlo partendo dalla cultura. Perché investire in cultura significa investire nelle persone, nelle idee, nella libertà. Significa prendere sul serio la democrazia. Quando un paese decide di mettere la cultura al centro, cambia la sua traiettoria. Non cresce solo economicamente, cresce come comunità.
Il Brasile, con il nuovo Piano Nazionale della Cultura 2025-2035 inviato al Congresso dal governo Lula, ha scelto di fare esattamente questo. Ha scelto di ripartire dalla cultura come asse portante della democrazia.
Quando Lula parla di cultura, non la definisce mai come un settore accessorio. La considera una parte vitale dell’architettura democratica, come lo sono la sanità pubblica o le reti educative. Perché senza cultura un paese perde memoria e perde pensiero. E senza memoria e pensiero la democrazia diventa fragile, esposta a chiunque sappia manipolare paura e ignoranza.
Il Piano Nazionale della Cultura nasce esattamente con questo obiettivo: dare stabilità a una politica pubblica che non può dipendere dagli umori di un singolo governo. Rimettere il Brasile sulle basi di un progetto culturale che duri nel tempo, che raggiunga le comunità indigene e le periferie urbane, i grandi centri e i piccoli municipi, gli spazi digitali e le tradizioni popolari.
È un modo diverso di intendere la modernità. Non crescita contro cultura, ma crescita grazie alla cultura. Non sviluppo contro identità, ma sviluppo che nasce dall’identità.
Il valore più innovativo del Piano sta nel metodo. È il risultato di un percorso partecipativo che ha attraversato il Brasile in lungo e in largo. Conferenze, workshop, contributi digitali, assemblee comunitarie, incontri nei territori. Migliaia di persone hanno lavorato al testo che ora va al Congresso.
È un fatto importante. La cultura non è stata progettata dall’alto, é un’idea politica maturata in mezzo alla gente. Un paese che racconta se stesso e decide insieme la rotta da seguire.
Quando Lula ha parlato agli operatori culturali, li ha chiamati “anima e mente del popolo brasiliano”. In quelle parole c’è una visione precisa. Senza chi crea, pensa, custodisce, educa, racconta, non esiste un paese libero. Esistono solo consumatori, spettatori, individui isolati. La democrazia è un’altra cosa. È un popolo che si riconosce.
Negli ultimi anni il Brasile ha vissuto una fase di oscuramento culturale. Ministeri aboliti, fondi bloccati, discredito verso chi lavora nelle arti e nel patrimonio. È stata una ferita nazionale. Perché un governo che spegne la cultura non spegne solo l’arte, spegne la capacità critica. Spegne la libertà.
La ricostruzione avviata dal governo Lula riporta luce dove c’era buio. Ripristina un’idea di Stato che considera la cultura un diritto. E un diritto che protegge altri diritti. Un centro culturale attivo è un presidio contro l’abbandono sociale. Un cinema, una scuola di musica, un gruppo teatrale sono spazi in cui un ragazzo capisce di avere un futuro.
Dietro la parola cultura c’è tutto questo: possibilità.
Il nuovo Piano riafferma che la cultura è anche economia. Economia creativa, lavoro, reddito, filiere che generano ricchezza e che rivitalizzano territori spesso dimenticati. Ma questa è solo una parte della storia.
L’altra parte è più profonda. La cultura è coesione. È ciò che tiene insieme un paese multiforme come il Brasile. È ciò che consente a una comunità di riconoscersi nelle proprie differenze. È ciò che riduce la paura dell’altro e alimenta la fiducia nel futuro.
Non è un caso che il governo Lula abbia voluto rendere la cultura politica di Stato e non semplice programma di governo. È un modo per dire che un paese grande è un paese che incoraggia tutte le sue forme di espressione. Che ogni persona ha diritto a dire “questa storia è anche mia”.
Da anni l’idea di cultura è stata spesso ridotta a intrattenimento, a svago, a marginalità. Il Brasile compie il movimento opposto. La rimette al centro, come fondamento della vita pubblica.
Ed è proprio qui che risiede la bellezza di quello che sta accadendo. Un governo che investe in cultura, sta investendo in libertà, in cittadinanza, in responsabilità collettiva. Sta costruendo gli anticorpi democratici di cui ogni società ha bisogno per non scivolare verso l’intolleranza o l’autoritarismo.
Un paese è più forte quando le persone che lo abitano sanno raccontarlo, interpretarlo, trasformarlo.
Questo Piano decennale, con tutti i suoi assi e i suoi obiettivi, dice una cosa semplice e grande. Che dalla cultura nasce il pensiero, dal pensiero nasce la critica, dalla critica nasce la democrazia.
Ed è bello vedere un governo che ha il coraggio di dirlo apertamente. Il Brasile riparte da qui. Dalla sua voce, dai suoi volti, dalle sue storie. Da ciò che rende un popolo una comunità.
Una democrazia, prima di tutto, si riconosce in questo. In ciò che una nazione sceglie di custodire, di ricordare, di immaginare.
E il Brasile, oggi, sta immaginando un futuro in cui la cultura non è il margine. È il centro.
Il Brasile, con il nuovo Piano Nazionale della Cultura 2025-2035 inviato al Congresso dal governo Lula, ha scelto di fare esattamente questo. Ha scelto di ripartire dalla cultura come asse portante della democrazia.
Quando Lula parla di cultura, non la definisce mai come un settore accessorio. La considera una parte vitale dell’architettura democratica, come lo sono la sanità pubblica o le reti educative. Perché senza cultura un paese perde memoria e perde pensiero. E senza memoria e pensiero la democrazia diventa fragile, esposta a chiunque sappia manipolare paura e ignoranza.
Il Piano Nazionale della Cultura nasce esattamente con questo obiettivo: dare stabilità a una politica pubblica che non può dipendere dagli umori di un singolo governo. Rimettere il Brasile sulle basi di un progetto culturale che duri nel tempo, che raggiunga le comunità indigene e le periferie urbane, i grandi centri e i piccoli municipi, gli spazi digitali e le tradizioni popolari.
È un modo diverso di intendere la modernità. Non crescita contro cultura, ma crescita grazie alla cultura. Non sviluppo contro identità, ma sviluppo che nasce dall’identità.
Il valore più innovativo del Piano sta nel metodo. È il risultato di un percorso partecipativo che ha attraversato il Brasile in lungo e in largo. Conferenze, workshop, contributi digitali, assemblee comunitarie, incontri nei territori. Migliaia di persone hanno lavorato al testo che ora va al Congresso.
È un fatto importante. La cultura non è stata progettata dall’alto, é un’idea politica maturata in mezzo alla gente. Un paese che racconta se stesso e decide insieme la rotta da seguire.
Quando Lula ha parlato agli operatori culturali, li ha chiamati “anima e mente del popolo brasiliano”. In quelle parole c’è una visione precisa. Senza chi crea, pensa, custodisce, educa, racconta, non esiste un paese libero. Esistono solo consumatori, spettatori, individui isolati. La democrazia è un’altra cosa. È un popolo che si riconosce.
Negli ultimi anni il Brasile ha vissuto una fase di oscuramento culturale. Ministeri aboliti, fondi bloccati, discredito verso chi lavora nelle arti e nel patrimonio. È stata una ferita nazionale. Perché un governo che spegne la cultura non spegne solo l’arte, spegne la capacità critica. Spegne la libertà.
La ricostruzione avviata dal governo Lula riporta luce dove c’era buio. Ripristina un’idea di Stato che considera la cultura un diritto. E un diritto che protegge altri diritti. Un centro culturale attivo è un presidio contro l’abbandono sociale. Un cinema, una scuola di musica, un gruppo teatrale sono spazi in cui un ragazzo capisce di avere un futuro.
Dietro la parola cultura c’è tutto questo: possibilità.
Il nuovo Piano riafferma che la cultura è anche economia. Economia creativa, lavoro, reddito, filiere che generano ricchezza e che rivitalizzano territori spesso dimenticati. Ma questa è solo una parte della storia.
L’altra parte è più profonda. La cultura è coesione. È ciò che tiene insieme un paese multiforme come il Brasile. È ciò che consente a una comunità di riconoscersi nelle proprie differenze. È ciò che riduce la paura dell’altro e alimenta la fiducia nel futuro.
Non è un caso che il governo Lula abbia voluto rendere la cultura politica di Stato e non semplice programma di governo. È un modo per dire che un paese grande è un paese che incoraggia tutte le sue forme di espressione. Che ogni persona ha diritto a dire “questa storia è anche mia”.
Da anni l’idea di cultura è stata spesso ridotta a intrattenimento, a svago, a marginalità. Il Brasile compie il movimento opposto. La rimette al centro, come fondamento della vita pubblica.
Ed è proprio qui che risiede la bellezza di quello che sta accadendo. Un governo che investe in cultura, sta investendo in libertà, in cittadinanza, in responsabilità collettiva. Sta costruendo gli anticorpi democratici di cui ogni società ha bisogno per non scivolare verso l’intolleranza o l’autoritarismo.
Un paese è più forte quando le persone che lo abitano sanno raccontarlo, interpretarlo, trasformarlo.
Questo Piano decennale, con tutti i suoi assi e i suoi obiettivi, dice una cosa semplice e grande. Che dalla cultura nasce il pensiero, dal pensiero nasce la critica, dalla critica nasce la democrazia.
Ed è bello vedere un governo che ha il coraggio di dirlo apertamente. Il Brasile riparte da qui. Dalla sua voce, dai suoi volti, dalle sue storie. Da ciò che rende un popolo una comunità.
Una democrazia, prima di tutto, si riconosce in questo. In ciò che una nazione sceglie di custodire, di ricordare, di immaginare.
E il Brasile, oggi, sta immaginando un futuro in cui la cultura non è il margine. È il centro.
Inviato da iPhone












![[ID: Et74N5OHM3g] Youtube Automatic](https://matextv.com/revolution/wp-content/uploads/2023/06/id-et74n5ohm3g-youtube-automatic-1-360x203.jpg)
![[ID: 7b2s2bD-P2E] Youtube Automatic](https://matextv.com/revolution/wp-content/uploads/2023/06/id-7b2s2bd-p2e-youtube-automatic-1-360x203.jpg)
![[ID: hQoGsPscK8Q] Youtube Automatic](https://matextv.com/revolution/wp-content/uploads/2023/06/id-hqogspsck8q-youtube-automatic-1-360x203.jpg)
![[ID: XLLgCdK0TKk] Youtube Automatic](https://matextv.com/revolution/wp-content/uploads/2023/06/id-xllgcdk0tkk-youtube-automatic-1-360x203.jpg)

















e poi scegli l'opzione