È in tournée, con una programmazione che ad oggi annovera date sino a gennaio 2027, “Notre Dame de Paris”, il musical dei record firmato da Riccardo Cocciante e Luc Plamondon e tradotto nella versione italiana da Luca Panella, ispirato all’omonimo romanzo pubblicato nel 1831 da Victor Hugo.
Ambientato nella Parigi del 1482, il romanzo di Hugo racconta la vicenda tragica di Esmeralda (la “straniera” perseguitata per la sua etnia e per la sua cultura), Quasimodo (colui che la società tiene nascosto e deride per la sua deformità), Frollo (l’incarnazione del potere che, dietro al volto della morale, nasconde ipocrisia e rabbia) – e Febo (Phoebus de Châteaupers, il volto militare dell’autorità), incrociandola con le vicende della città e dei poveri e dei marginali che la abitano, e con la storia della Cattedrale gotica che, nel romanzo, è una sorta di personaggio testimone delle gerarchie sociali e religiose, un corpo di pietra che attraversa i secoli e che ne custodisce le memorie e le contraddizioni.
Poiché molto “stratificato”, il romanzo è stato rimaneggiato nei vari adattamenti – compreso il musical – in modo selettivo. Qui, rispetto al romanzo, alcuni aspetti politici e storici sono stati compressi, mentre altri accesi. La complessa trama politico-religiosa della Francia tardo-medievale nel musical resta sullo sfondo, solo accennata ne “Le Temps des Cathédrales” (“Il tempo delle Cattedrali”), il brano d’apertura in cui Gringoire – il poeta narratore – parla del Medioevo, mentre la condizione dei “fuori posto” (gli stranieri, i poveri, i corpi non conformi) viene messa al centro, anche con scene che richiamano esplicitamente l’idea dei richiedenti asilo, delle persone senza documenti che cercano un posto dove essere tollerate. Il risultato è un racconto che parla meno di architettura e più di frontiere invisibili e di chi può attraversarle o restarne schiacciato.
La continuità tra romanzo e musical sta nel modo in cui in entrambi la storia d’amore e di morte è usata per parlare di altro: Hugo la usa per riflettere sugli aspetti storico-politici e sull’architettura, il musical la usa per dar risalto, in un racconto corale, alle frontiere sociali, alle figure non convenzionali che la città crea e poi sacrifica, ai corpi che non trovano posto se non come bersagli o simboli.
Fin dal debutto nel 1998 a Parigi, “Notre Dame de Paris” si è imposto come un fenomeno capace di andare oltre il pubblico abituale del teatro musicale. Secondo il Guinness dei primati, il suo primo anno è stato il più riuscito di sempre per un musical, e da allora lo spettacolo ha continuato a viaggiare, tradotto e adattato in numerose lingue, dalla Corea del Sud a Taiwan, da Las Vegas a Singapore. In Italia è andato in scena per la prima volta nel 2002, e proprio per festeggiare il 25’ anniversario, torna con questa lunghissima tournée.
Un unicum per un titolo nato in francese e non nel circuito anglofono.
Dietro alla longevità di quello che è diventato un oggetto culturale “ibrido” (musical, concept album, fenomeno pop), ci sono almeno due elementi: da un lato, una partitura immediata, fatta di melodie che si infilano in testa e non ne escono facilmente; dall’altro, la capacità di toccare nei testi dei sui brani, temi che restano dolorosamente attuali, come la paura dello straniero, l’ossessione per la perfezione fisica, il peso delle istituzioni sulla vita privata, il desiderio di trovare un posto nel mondo quando il mondo sembra aver già deciso che posto puoi occupare.
Alcune canzoni hanno avuto una vita propria al di fuori del palcoscenico. Come “Belle” (“Bella”), per esempio, che è stata consacrata canzone del secolo in Francia e canzone del decennio in Russia, , o “Vivre” (“Vivere per amare”), che è stata interpretata in versione pop da Céline Dion e Tina Arena. Non meno importante di quella musicale è la componente fisica di questa autentica meraviglia; incredibile e straordinario il lavoro che svolgono i danzatori acrobati che popolano la scena, chiamati ad “incarnare” la storia ma anche l’architettura della Cattedrale, donandole una sorta di corpo vivente. Così come non meno importante è tutto ciò, e tutti coloro, che permettono con il proprio apporto professionale, che la magia si compia ad ogni rappresentazione.
Uno dei Musical (con la M maiuscola!) che ha il potere di sorprendermi e commuovermi ogni volta che ne incrocio la strada.
Virginia Nicoletti



