Una Peschiera Mar’e Pontis gremita con oltre 500 persone ha accompagnato la terza giornata del Festival Letterario dell’Archeologia, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama. Una serata dedicata all’autobiografia e alla memoria, alla moda e all’identità, alla consapevolezza del corpo e alla cronaca nera, che ha confermato la straordinaria partecipazione di pubblico registrata dalla quinta edizione della manifestazione.
Protagonista assoluto della serata è stato Stefano Nazzi con il reading Predatori. I serial killer che hanno segnato l’America, pubblicato da Mondadori. Il giornalista ha ripercorso alcuni dei casi che hanno segnato la cronaca statunitense tra gli anni Settanta e Novanta, soffermandosi sulle storie criminali di John Wayne Gacy, conosciuto come il “killer clown”, Edmund Kemper e Ted Bundy. Il racconto non si è limitato alle biografie degli assassini, ma ha ricostruito il contesto sociale nel quale agirono, la nascita degli studi sistematici dell’FBI sugli omicidi seriali e lo sviluppo delle prime tecniche di profilazione criminale.
Nazzi ha inoltre illustrato come il mondo delle indagini sia profondamente cambiato: telecamere, telefoni cellulari, analisi biologiche, dati e tracciabilità degli spostamenti rendono oggi molto più difficile agire a lungo senza essere individuati. Il reading ha così offerto non soltanto un’indagine sul male, ma anche una riflessione sugli strumenti elaborati per riconoscerlo, studiarlo e contrastarlo.

Ad aprire gli incontri è stata Elda Alvigini con Inutilmentefiga, pubblicato da Santelli Editore. Attraverso ironia, ricordi personali e momenti più intimi, l’attrice e autrice ha raccontato quella condizione in cui, pur sapendo quale sarebbe la scelta più giusta, si finisce per imboccare una strada differente. Il confronto ha offerto anche una riflessione sui modelli imposti dalla società, sulla progressiva invisibilità delle donne dopo una certa età e sugli stereotipi che limitano anche gli uomini, spesso educati a nascondere fragilità e sentimenti. «La società non impone modelli soltanto alle donne – ha sottolineato Alvigini –. Anche gli uomini sono costretti a rientrare in figurine prestabilite».
La Sardegna, la famiglia e la moda vissuta come progetto collettivo sono state al centro dell’incontro con Patrizia Sardo Marras, autrice di La moda non è un mestiere per cuori solitari, edito da Bompiani. Il libro ripercorre la storia personale e professionale costruita insieme ad Antonio Marras: dagli inizi ad Alghero alla nascita di un linguaggio creativo capace di portare sulle passerelle internazionali le radici, la memoria e l’immaginario dell’Isola. Durante il dialogo, Patrizia Sardo Marras ha rivolto un messaggio soprattutto alle nuove generazioni: «Alle ragazze consiglio di mettersi sempre di traverso, di non adeguarsi passivamente e di imparare a pensare con la propria testa». L’autrice ha inoltre richiamato il valore del patrimonio culturale e delle tradizioni di Cabras, auspicando che possano generare nuove opportunità e ricadute positive per l’intera comunità.

Con Avevo un fuoco dentro, pubblicato da Mondadori, Tea Ranno, in dialogo con Andrea Fulgheri, ha portato sul palco una testimonianza intensa sull’endometriosi, sui ritardi nella diagnosi e sulla difficoltà, ancora oggi, di riconoscere pienamente il dolore delle donne. Il racconto individuale si è trasformato in una riflessione collettiva sulla prevenzione, sull’ascolto del proprio corpo e sul diritto a ricevere cure tempestive. «La maternità deve essere una scelta della donna. Non può essere una malattia a decidere al posto nostro», ha affermato l’autrice.
Tea Ranno ha raccontato anche come il diario, le metafore e la letteratura le abbiano consentito di dare una forma alla sofferenza e di trasformarla in conoscenza condivisa. Un libro che, come ha ricordato durante l’incontro, non parla soltanto di malattia, ma soprattutto di scrittura e della possibilità di attraversare il dolore attraverso le parole.



